Oltre l’ABC: L’Alfabetizzazione inclusiva ed emotiva nella Scuola dell’Infanzia

Benritrovati sul mio blog! L’8 settembre abbiamo celebrato la Giornata Mondiale dell’Alfabetizzazione. Come docente di sostegno, sento l’urgenza e il dovere di fermarmi a riflettere con voi su questa data, perché l’alfabetizzazione è la chiave per costruire società più giuste e inclusive.
Oggi il concetto di “alfabetizzazione” si è evoluto: non significa più soltanto imparare meccanicamente a leggere e scrivere, ma indica la capacità profonda di comprendere, comunicare e accedere alla cultura. Favorire questo processo è una nostra responsabilità etica, specialmente verso chi parte in svantaggio. Penso ai bambini che vivono in contesti socio-economici difficili, agli alunni stranieri appena arrivati nel nostro Paese e a tutti quei piccoli che, pur essendo brillanti e pieni di risorse, subiscono la povertà educativa. Per i bambini con disabilità, l’alfabetizzazione diventa il cuore stesso dell’inclusione: superare le barriere comunicative richiede strategie personalizzate, l’uso di linguaggi alternativi (come la CAA) e materiali sensoriali studiati su misura per loro.
L’importanza cruciale dell’ultimo anno della Scuola dell’Infanzia
Troppo spesso si cade nell’errore di considerare la Scuola dell’Infanzia come un ordine scolastico “di serie B”, un semplice parcheggio prima del vero studio. È esattamente il contrario! È un gradino imprescindibile. In particolare, il terzo anno (i 5 anni) richiede un lavoro enorme per consolidare le competenze prerequisite per il passaggio alla scuola primaria. Attraverso una molteplicità di attività quali schede di pregrafismo, conteggio, racconti, drammatizzazioni, brainstorming, storytelling e meravigliosi progetti di arte, musica, inglese e STEM, noi insegnanti alfabetizziamo i bambini gettando le fondamenta del loro futuro accademico e personale.
L’Alfabetizzazione Emotiva: il cuore del nostro lavoro
A queste competenze, oggi dobbiamo affiancare l’Alfabetizzazione Emotiva, un concetto reso celebre dallo psicologo Daniel Goleman. Significa insegnare ai bambini a riconoscere, nominare, comprendere e gestire le proprie emozioni fin dai primi anni di vita. Passare da stati d’animo confusi a comportamenti sani e sviluppare l’empatia è essenziale per la crescita interiore.
Idee Pratiche per la Sezione: Timbri e Barattoli della Calma
Come sempre, mi piace lasciarvi con degli spunti operativi da poter replicare a scuola. Ecco due attività inclusive, perfette per i 5 anni e altamente raccomandate anche per i bambini nello spettro autistico, che beneficiano enormemente di supporti visivi e feedback sensoriali.
GIOCO DEI TIMBRI E DELLA PRESSIONE

Si tratta di un’attività laboratoriale per lo sviluppo del pregrafismo in cui i bambini tracciano righe, lettere o il proprio nome utilizzando timbri, farina gialla, sabbia o pennelli. La pressione del timbro e la manipolazione dei materiali forniscono un feedback propriocettivo immediato, facilitando la coordinazione oculo-manuale e l’attenzione. Quando ho proposto questa attività i piccoli dell’infanzia hanno imparato attraverso i sensi e sviluppato il pregrafismo con feedback tattile.
IL BARATTOLO DELLA CALMA SENSORIALE

Questo genere di attività l’ho predisposto realizzandolo in sicurezza con bottigliette di plastica trasparente, acqua tiepida, colla e glitter o pom-pom colorati associati a una specifica emozione. Agitando il barattolo, il bambino guardava gli elementi scendere lentamente verso il fondo, visualizzando concretamente il passaggio dalla turbolenza emotiva alla calma interiore, un potente strumento di autoregolazione. Il Barattolo della Calma ha aiutato anche altri bambini più piccoli a visualizzare e autoregolare le proprie emozioni.
Spero che queste riflessioni e attività vi siano di grande ispirazione.
Buona didattica a tutte!
Maestra Gabriella